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Noi di Dèsegni siamo convinti che per valorizzare una città, un quartiere, una piazza sia necessario prima di tutto prendersi cura degli elementi che a questo luogo danno identità e per questo, più di un anno fa, la nostra prima iniziativa è stata avviare lo studio del complesso architettonico della chiesa dedicata a Santa Toscana nel quartiere di Veronetta a Verona.
Da circa mille anni questo luogo ospita una chiesa inizialmente dedicata al Santo Sepolcro e annessa ad un ospedale destinato ai pellegrini provenienti dalla Terra Santa.
Un luogo pieno di storia ancora oggi essenziale per l'identità di questa parte di quartiere, basti pensare che l'adiacente piazza nota ai più come Piazza Santa Toscana si chiama in realtà Piazza XVI Ottobre.
Attualmente la proprietà dell'edificio è pubblica, un motivo in più per prendersene cura visto che è di tutti.
Lo studio che abbiamo realizzato parte da un'analisi storica e cartografica della chiesa, del sagrato e del campanile e delle opere d'arte in essi ospitate e attraverso il rilievo architettonico e fotografico giunge all'analisi del degrado della facciata e ad approfondimenti dedicati agli elementi di maggior pregio quali il complesso campanario ed il Compianto, un rarissimo esempio di sculture lignee realizzato all'inizio del sedicesimo secolo.
I risultati di questo studio, le nove tavole qui riprodotte, sono stati esposti sul sagrato della chiesa di Santa Toscana in occasione dell'inaugurazione del restauro dell'edicola affrescata tenuta il 14 luglio 2012, 669° anniversario della morte della Santa.
Il restauro dell'edicola di facciata è stato reso possibile da una donazione anonima ottenuta grazie all'interessamento e all'entusiasmo di Monsignor Oliosi, Rettore di Santa Toscana.

Speriamo che questo inizio sia bene augurante per il completamento del restauro di tutto il complesso.
Il laboratorio nasce dalla constatazione che uno dei simboli più importanti dell'architettura romanica veronese, sopravvissuto a secoli di guerre, oltraggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e misconosciuto dalla maggior parte dei cittadini, necessita di un indispensabile intervento di restauro conservativo.

Sorge in un periodo storico turbolento, pieno di fervore ed entusiasmo mistico per l'inizio del nuovo millennio, epoca in cui partono i crociati alla volta di Gerusalemme.

A differenza delle opere più imponenti e "pure", le piccole e modeste fabbriche per il culto nascono in tutta la provincia, con architetture aritmiche e sgraziate, costruite con poche risorse e con materiali per lo più poveri e senza fronzoli stilistici.

Intorno all'anno mille Verona dedica molti monumenti esistenti al culto, in particolare rinominando diverse fabbriche del suo sistema difensivo.
La porta di accesso che portava alle campagne di San Michele viene dedicata al Santo Sepolcro, forse in onore ai crociati in partenza per liberare il luogo della tomba di Cristo.

Vicino alla porta esisteva un piccolo ospedale gestito da un gruppo di Conversi e Converse dell'ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, detto comunemente «Ospedal di Pietà»; ospitò i Cavalieri dell'ordine di Malta e dopo poco tempo venne costruita una piccola chiesa rettoriale con un cimitero privato del convento dei monaci «benedettini-neri» di San Nazaro.

Dopo il suo riconoscimento giurisdizionale nella «Santa Congregazione dei Gerosolimitani», ci fu la traslazione del corpo di Santa Toscana dalla sepoltura di strada all'interno della chiesa, dietro l'altare maggiore.

Oltre 350 anni dopo la sua erezione iniziò il primo lavoro di restauro, conclusi con alterne vicende nel 1482 che portarono la chiesa all'attuale configurazione plani-volumetrica.

Da questa data la chiesa perse il titolo di San Sepolcro per diventare Santa Toscana, la santa a cui fu definitivamente consacrata.

Dalla prima conformazione, probabilmente a navata unica e piccola abside, assunse l'aspetto di due navate con un solo braccio trasverso, che si potrebbe considerare come l'abbozzo di una terza navata mai conclusa.

Dal 1489 in poi le strutture della facciata non mutarono più fino ai nostri giorni, cioè, fino al restauro eseguito in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

La Chiesa di Santa Toscana nacque modesta, piccolo fabbricato di un cimitero monastico e le sue trasformazioni per esigenze di culto non trasfigurarono tale sentimento, anche se ora, soprattutto guardandola dall'esterno, appare sproporzionata dalle addizioni rinascimentali dell'altare della Santa e dei due archi che incorniciano le porte di accesso, dallo stile incerto e dagli esiti estetici infelici.

Ma a ben vedere l'asimmetria architettonica generata nel tempo, trova un analogo riscontro al suo interno e curiosamente rispecchia il carattere urbano del quartiere di Veronetta, con le sue eterne contraddizioni sociali e il suo potenziale dinamismo culturale, rispetto alla bellezza "statica" della città storica a destra dell'Adige.

Al suo interno, nonostante le "confische" dei secoli sono diverse le opere degne di nota:

Innanzitutto la copertura lignea a capriate e tavelle in cotto di tamponamento, ricostruita a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale: rende l'ambiente caldo e piacevolmente conforme all'originale architettura romanica.

La piccola celletta al centro della seconda campata della piccola navata laterale, dove Santa Toscana trascorse gli ultimi giorni della sua vita, ora ospita un notevole gruppo statuario trecentesco in legno dipinto, rappresentante la deposizione di Cristo dalla croce ed è noto come "Il Compianto".

Più avanti un grande polittico della seconda metà del Quattrocento, opera molto rilevante sia per composizione volumetrica e sia per la sua natura materica lignea, con pochi riscontri nel quadro complessivo delle sculture ad esso contemporanee.

La parete di fondo è occupata da un altare in marmo, posto sotto ad un affresco rappresentante la Crocifissione attribuita da vari studiosi a Francesco Morone, con la scritta "MORS MEA VITA TUA".

Sull'arco trionfale che immette in presbiterio, è dipinta una grande Annunciazione, opera del pittore moderno Francolli, degna soprattutto per l'impatto coloristico.

Le pareti laterali del presbiterio sono anch’esse dipinte ma danneggiate dai bombardamenti del 1945, e delle pitture sempre del Francolli, soltanto la Resurrezione è rimasta abbastanza conservata.

Un bel Crocefisso è dipinto al centro tra le due finestre dell'abside, realizzato nel XVI secolo, probabile opera del Morone.

Le pitture del soffitto absidale ricordano quelle imponenti di Sant' Anastasia, con la differenza che qui la visione è naturalmente meno trionfale.

La Cappella di Santa Toscana si trova sul lato sinistro della nave centrale, il troncone iniziale della terza nave minore; fu trasformato recentemente da sacrestia in cappella, dedicata a Santa Toscana e qui fu trasportata l'arca della santa, che prima si trovava sopra l'altare maggiore.

Nella cappella troviamo anche rare pitture di Domenico Tolmezzo (1853), rappresentanti quattro tondi a fresco, con le immagini di San Bernardino, San Giovanni Battista, il Beato Enrico da Bolzano e Santa Toscana.

Il sarcofago di Santa Toscana è della fine del Trecento, probabilmente esso fu eseguito in occasione dei lavori d’ampliamento della chiesa (1393).

Sulla parete destra della cappella, troviamo un trittico pittorico, proveniente dal presbiterio opera molto importante di Liberale da Verona; Il trittico è completato da sette quadretti, copie degli originali portati via durante la breve occupazione napoleonica.
In essi è rappresentata per successivi episodi, la vita di Santa Toscana con una bellissima cornice di legno intagliato e dorato.

All'altezza della seconda campata della navata maggiore, troviamo un altare dedicato a Maria Immacolata.

Conclusione:

Questa fabbrica è soprattutto un santuario e come tale va protetto e valorizzato.
Nata sul finire del XIII secolo a Zevio, Santa Toscana distribuì tutti i suoi averi ai bisognosi, entrò a far parte dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e si dedicò esclusivamente alla cura degli infermi presso la chiesa del Santo Sepolcro (che poi prese il suo nome).
Le sue spoglie sono custodite in una piccola cappella sulla navata laterale incompiuta della chiesa.

In occasione del MILLENARIO dall'edificazione della chiesa di Santa Toscana, la fabbrica va riaperta con un nuovo programma di restauro per recuperarne l'antico e immutato splendore.

Nota sulla slide:
Il foto-inserimento nella slide superiore illustra l'evoluzione della piazza e della chiesa di Santa Toscana, dai giorni nostri al 1847.
Il dipinto è opera del pittore veronese Carlo Ferrari (1813 - 1871) detto Ferrarin.
La data riportata nella tela è il 1847 e il realismo architettonico della scena è evidente osservando lo stato attuale dei luoghi.